PENSIONI, ECCO QUANDO PARTIRÀ IL NUOVO SALASSO

PENSIONI, ECCO QUANDO PARTIRÀ IL NUOVO SALASSO

di Michele Poerio

L’intervento di Michele Poerio, presidente nazionale Federspev e segretario generale Confedir

A giugno (dopo le elezioni europee) scatterà il taglio delle cosiddette pensioni d’oro insieme al blocco più o meno parziale della perequazione voluti fortemente dai 5 stelle, tanto da farne una delle loro principali bandiere elettorali.

Da precisare che si tratta, diversamente da quanto affermato dal neo presidente Inps, Pasquale Tridico, voluto dai Pentastellati, di un vero e proprio taglio “netto” senza alcun ricalcolo dei contributi versati, senza precedenti per entità (dal 15 al 40% sopra i 100.000 € lordi anno) e per durata (5 anni).

Abbiamo inviato all’Inps migliaia di diffide dal procedere ad applicare i tagli alle pensioni previsti dalla legge di bilancio, ma si è trattato di un gesto politico oltre che preventivo per evitare che qualche giudice ritenesse incompleto l’iter amministrativo del ricorso, rigettandolo.

Non sono state, quindi, queste diffide a bloccare momentaneamente i tagli (o sarebbe meglio dire i furti) alle nostre pensioni.

Il motivo principale del rinvio è stato quello di scavallare la data del 26 maggio delle elezioni europee con l’idea di recuperare qualche voto.

L’Inps, da parte sua, sostiene che il ritardo del “recupero” previsto ai commi 260 e 261 dell’art.1 della legge di bilancio 2019 sia stato determinato da una direttiva governativa che dava priorità a “quota 100” e al “reddito di cittadinanza”.

Si tratta di una furbata elettoralistica che offende l’intelligenza dei pensionati considerati da questi Robin Hood da strapazzo alla stregua di “una mandria di buoi”.

Non è chiaro ancora, al momento, se sulle pensioni in pagamento nel mese di giugno il “furto” sarà effettuato in unica soluzione o rateizzato.

In caso di unica ritenuta la pensione sarà notevolmente inferiore a quella percepita a maggio, e proprio in coincidenza delle scadenze fiscali.

Stanno sorgendo, inoltre, varie complicazioni.

Da uno studio della Uil emerge che, con l’introduzione della cosiddetta pensione di cittadinanza, due pensioni di pari importo lordo (la prima frutto di contributi e la seconda puramente assistenziale), generano trattamenti netti differenti:p iù bassa la prima (su cui grava l’imposta sul reddito) nonostante sia il risultato di versamenti, più alta la seconda (perché la pensione di cittadinanza è esentasse).

Si annunciano perciò migliaia di ricorsi alla magistratura sia civile che contabile.

Come se ciò non bastasse vi è una chiara discrasia tra le norme della legge di bilancio (art.1 c. 261-263) e la circolare applicativa dell’Inps (la n°62 del 7/5/19).

Ma questo aspetto lo approfondiremo nei prossimi giorni.

Pensiamo, intanto, a sommergere questo governo di ricorsi e di ricordarci in modo adeguato dei protagonisti di questo ennesimo esproprio proletario di sovietica memoria a danno dei pensionati nel segreto della “gabina“ elettorale.