PENSIONI - CONSULTA DECIDE SU MANCATO RECUPERO INFLAZIONE. RICORSI IN VISTA

fonte: DoctorNews del 10 marzo 2015 a cura di Mauro Miserendino

 

Le ripetute manovre del governo limano le pensioni, e i pensionati ricorrono. Oggi la Corte costituzionale scrive l'ultimo atto sulla storia della mancata perequazione tra 2012 e 2013 degli assegni superiori a tre volte il minimo Inps. Chi ha percepito sopra i 1405 euro lordi al mese nel 2012 e sopra i 1441 nel 2013 non ha recuperato l'inflazione: l'eventuale annullamento della Finanziaria 2012 (con sentenza di "non manifesta infondatezza del ricorso") lo porrebbe in condizione di attendersi un assegno dallo stato insieme ad altri 6 milioni di pensionati; altresì se la Corte respingesse il ricorso per manifesta infondatezza si aprirebbe ad altre potenziali manovre per decurtare le pensioni. «C'è una terza ipotesi: annullare il provvedimento per il futuro, ammettendo che quanto introitato per il passato non può essere restituito; è già stata esperita in altre occasioni, come ad esempio le trattenute sul Tfr nel pubblico», dice Marco Perelli Ercolini vicepresidente vicario della Federazione Sanitari Pensionati e Vedove-Federspev. Vari gli argomenti sui quali i ricorrenti puntano: oltre ad essere ancora una volta colpiti i soli pensionati, con buona pace degli articoli della Costituzione sull'uguaglianza, la mancata rivalutazione della pensione ne menoma alla lunga il valore (articolo 38), e viola la proporzionalità tra pensione e reddito (articolo 36). «Con il contenzioso di oggi non vanno confuse altre due misure penalizzanti le pensioni che rispettivamente hanno interessato e interesseranno la Consulta», avverte Perelli. «La Corte si è pronunciata già una volta annullando con sentenza 116/2013 il prelievo ai pensionati con reddito lordo di oltre 90 mila euro annui deciso con la manovra Tremonti del luglio 2011. Consisteva in un'ulteriore tassazione del 5% fino a 150 mila euro, 10% tra 150 e 200 mila, 15% oltre 200 mila euro; la Consulta disse: se imposizione dev'essere, non sia limitata ai soli pensionati. Il prelievo è stato restituito in parte l'anno scorso e ora si attende una seconda tranche. Quest'anno però la Finanziaria 2015 ci riprova istituendo un prelievo sugli assegni oltre 14 volte il minimo Inps (del 6% per le pensioni tra 7 e 10 mila euro lordi al mese, del 12 da 10 a 15 mila euro lordi e del 18 dopo i 15 mila mensili, ndr) e l'argomento del governo è che quanto prelevato va al capitolo previdenziale per tutelare gli esodati». Ex dirigenti veneti hanno presentato un ricorso alla Corte dei Conti, e presumibilmente sarà interessata la Consulta ancora una volta. Guai in vista per le casse statali? «I guai per lo Stato sono quelli dei suoi pensionati - dice Perelli - le vere pensioni d'oro sono poche (alcune guadagnate cent per cent, a differenza che per molti pensionati baby, o assegnatari di vitalizi) e danno poco gettito; inoltre, togliendo reddito al pensionato lo Stato si pregiudica una fetta di introiti Irpef».