AUDIZIONE CONFEDIR AL MINISTERO DEL LAVORO

La delegazione guidata  dal Segretario Generale Prof Michele Poerio è stata ricevuta dal Dott. Bruno Busacca, responsabile della Segreteria tecnica del Ministro Poletti.

Il Prof Poerio in apertura di discussione ha espresso  all’interlocutore  il “disappunto” della CONFEDIR  per la mancata convocazione al tavolo di concertazione su previdenza e lavoro aperto dal Ministro con CGIL,CISL e UIL il 24 maggio u.s. e riconvocato per il 14 giugno, chiedendo con forza l’apertura di un tavolo di confronto per i problemi della dirigenza e delle alte professionalità.

L’omissione anzidetta è ancora più scandalosa se si considera che proprio le categorie dirigenziali sono state quelle più penalizzate negli ultimi 10 anni, in materia previdenziale, sotto forma di mancata o ridotta perequazione delle pensioni in godimento¸ di “contributi di solidarietà” coatti anche calpestando chiari giudicati costituzionali (sentenze 70/2015 e 116/2013).

Ha espresso, altresì, la propria soddisfazione per la presentazione da parte del sottosegretario Luigi Bobba dell’emendamento finalizzato all’eliminazione di ogni riferimento alla previdenza dall’art.1 del DDL delega sulla lotta alla povertà approvato dal Governo il 28 gennaio scorso dove, da una attenta lettura del testo e della relazione di accompagnamento si evince chiaramente che le pensioni di reversibilità vengono intese come “prestazioni assistenziali” e non come corrispettivo di contributi realmente versati (i più alti al mondo).

Si attende,comunque,che tale riferimento venga eliminato anche dal DEF.

La delegazione ha richiesto, inoltre, un “finanziamento adeguato” della legge sulle unioni civili che potrebbe rappresentare una bomba ad orologeria  per il welfare italiano che potrebbe andare in crisi a causa della estensione delle detrazioni per il compagno a carico, degli assegni familiari e delle pensioni di reversibilità (lo stesso Presidente INPS Prof Boeri ha stimato il solo costo per la reversibilità in “svariate centinaia di milioni” diversamente dal Ministero dell’Economia che ha previsto una spesa nel 2020 di soli 22 milioni).

E’ stata espressa una valutazione negativa sulla legge di stabilità 2016 (legge 208/2015) nel punto in cui proroga le norme restrittive introdotte dalla legge 147/2013 (legge di stabilità Letta) sul blocco dell’indicizzazione delle pensioni (che doveva terminare il 31/12/2016), precisando che questa proroga sarà impugnata in tutte le sedi giurisdizionali possibili.

Per l’ennesima volta è stata ribadita l’assoluta necessità di una netta separazione dell’assistenza dalla previdenza prevista, peraltro, dall’art.37 della legge 88 del 1985, evidenziando che la spesa previdenziale “pura” per il 2014 ammonta a poco più di 173 miliardi (162,713 miliardi se si deducono anche le integrazioni al minimo) a fronte di entrate contributive di 172,713 miliardi e quindi con un sostanziale pareggio se non con un attivo di circa 10 miliardi (senza le integrazioni al minimo).

Sono stati evidenziati, l’allarme demografico, l’invecchiamento della popolazione, le nuove esigenze degli anziani e l’urgente necessità di una legge sulla long term care prevedendo, come avviene in molti paesi europei, un contributo del lavoratore, del datore di lavoro e dello Stato.

Si è sottolineato l’indecente fenomeno dell’evasione-elusione e la necessità di una vera riforma fiscale, evidenziando come l’Italia sia un paese ad evasione diffusa, abitato da una grande maggioranza di benestanti che risultano, però, ”poveri al  fisco” al punto di dover essere “assistiti”, per cui con l’attuale tipo di bilancio interconnesso assistenza-previdenza, la sostenibilità e l’equilibrio di lungo periodo del nostro sistema previdenziale diventano più che improbabili.

E’stato, inoltre, rilevato che la cosiddetta ”flessibilità in uscita” interessa le categorie dirigenti già di per sé ed anche in via indiretta perché non si vorrebbe che i costi dell’operazione venissero scaricati anche sulle tasche di quei pensionati ”colpevoli” di avere una pensione medio - alta chiaramente meritata e già pesantemente tassata.

E’ stata,infine,contestata l’affermazione del Dott. Bruno Busacca            secondo cui la legge 109/2015 è perfettamente legittima.

Affermazione contraddetta dalle recenti sentenze di numerosi tribunali ordinari, amministrativi e contabili che hanno ritenuto la legge  manifestamente incostituzionale, trasmettendo gli atti alla Consulta.

Chiaramente, prima di assumere eventuali iniziative, rimaniamo in attesa di conoscere le decisioni del Ministro.

a cura di Michele Poerio

pubblicato il 13/06/2016